Santa Sede e Iran: rapporto tra dialogo e tensione
Il 9 gennaio, Mohammed Hossein Mokhtari, ambasciatore dell’Iran presso la Santa Sede, ha preso parte al tradizionale scambio di auguri del corpo diplomatico, salutando brevemente Leone XIV. A quel tempo, la Santa Sede non aveva ancora affrontato formalmente la situazione a Teheran, dove erano in corso proteste e una dura repressione. L’unico commento vaticano — informale ma significativo — è arrivato dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano. Il 19 gennaio, durante una celebrazione per l’esposizione di una reliquia di Pier Giorgio Frassati, ha osservato: “Mi chiedo come sia possibile attaccare il proprio popolo, fino a causare così tanti morti”.
Le parole del Cardinale Parolin hanno un peso particolare. Segnalano un malcontento da parte della Santa Sede che non può essere risolto con l’intervento diplomatico. La Santa Sede non interviene direttamente negli affari interni degli Stati, mantenendo attentamente una neutralità fondamentale per proteggere il gregge cristiano e mantenere la credibilità nelle relazioni bilaterali. Tuttavia, la preoccupazione per la situazione è profonda. La Santa Sede e l’Iran hanno, incredibilmente, diversi punti di contatto. La reazione degli ayatollah alle proteste del Paese ha però creato una frizione che sarà difficile da risolvere.
Un cardinale dall’Iran e una serie di relazioni strette
Nel suo ultimo concistoro del 7 dicembre 2024, Papa Francesco ha creato cardinale il missionario belga Josep Mathieu, arcivescovo di Teheran-Ispahan. È stata una nomina significativa, parte di un dialogo continuo tra la Santa Sede e l’Iran.
Il 20 novembre 2024, Papa Francesco ha incontrato i partecipanti al 12° Colloquio del Dicastero per il Dialogo Interreligioso con il Centro per il Dialogo Interreligioso e Interculturale di Teheran. In quell’occasione ha detto: “Il destino della Chiesa cattolica in Iran, un ‘piccolo gregge’, mi sta molto a cuore. E la Chiesa non è contro il governo — no, queste sono bugie!”.
La Santa Sede ha guardato all’Iran come interlocutore fin dall’inizio del conflitto a Gaza. Il 5 novembre 2023, Papa Francesco ha avuto una conversazione telefonica con il Presidente al-Raisi, poi deceduto in un incidente d’elicottero il 19 maggio 2024. L’incontro era stato richiesto dallo stesso presidente, e le dichiarazioni iraniane hanno sottolineato come l’Iran avesse sempre apprezzato gli appelli di Papa Francesco per un cessate il fuoco a Gaza.
Prima della telefonata tra il Papa e al-Raisi, l’Arcivescovo Paul Richard Gallagher, Ministro vaticano per i Rapporti con gli Stati, ha parlato con il suo controparte iraniano, Amir Abdollahian, il 30 ottobre 2023. Anche questa conversazione era stata richiesta da Teheran. La Sala Stampa della Santa Sede, in questa occasione, ha gestito la comunicazione sottolineando che “nella conversazione, l’Arcivescovo Gallagher ha espresso la grave preoccupazione della Santa Sede per quanto sta accadendo in Israele e Palestina, ribadendo l’assoluta necessità di evitare l’escalation del conflitto e di raggiungere una soluzione a due Stati per una pace stabile e duratura nel Medio Oriente”.
Ogni parola del comunicato è stata scelta con cura. In particolare, il riferimento alla soluzione a due Stati ha sottolineato che la Santa Sede non accetterebbe mai, nemmeno come possibilità, la non esistenza dello Stato di Israele.
Gallagher e Amir Abdollahian si sono incontrati il 25 settembre 2024, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. In quell’occasione, l’Iran ha esortato la Santa Sede a formare un’alleanza di religioni contro la desacralizzazione dei testi sacri. Gallagher, da parte sua, ha espresso apprezzamento per il nuovo dialogo aperto tra Arabia Saudita e Iran.
Il 13 agosto 2024, il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha avuto una conversazione telefonica con l’allora neo-eletto Presidente Massoud Pezeshkian. In quell’occasione, la Sala Stampa della Santa Sede ha sottolineato che Parolin aveva espresso “la seria preoccupazione della Santa Sede per quanto sta accadendo in Medio Oriente, ribadendo la necessità di evitare in ogni modo l’allargamento del gravissimo conflitto in corso e di preferire invece il dialogo, il negoziato e la pace”.
La visione della Santa Sede sul Medio Oriente
In generale, la Santa Sede ha sempre favorito lo sviluppo delle relazioni tra i Paesi del Medio Oriente, guardando con favore sia ai riavvicinamenti tra Arabia Saudita e Israele, sia ai cosiddetti “Accordi di Abramo”.
La Santa Sede è stata anche tra coloro che hanno favorito l’accordo sul nucleare iraniano, un’intesa che sperava potesse servire da modello per altri accordi simili nel Medio Oriente. Quando nel 2018 il Presidente Trump ha deciso di abbandonare l'”accordo sull’Iran”, la Santa Sede ha espresso preoccupazione per la potenziale instabilità causata nella regione da un Iran sempre più isolato.
Relazioni tra la Santa Sede e l’Iran
Il numero di scambi negli ultimi anni, in particolare riguardo alla crisi di Gaza, indica che la Santa Sede considera il Medio Oriente un partner importante e che le relazioni sono cordiali. Questo nonostante alcune situazioni problematiche.
Ad esempio, nel 2021, l’Iran ha negato il permesso di soggiorno a una suora, Giuseppina Berti, che era stata missionaria a Ispahan per quasi trent’anni.
Le relazioni sono comunque buone e sono costantemente migliorate da quando, nel 1966, sono stati stabiliti pieni legami diplomatici. Un periodo particolarmente florido per le relazioni tra Iran e Santa Sede si è verificato durante il pontificato di Benedetto XVI. Nel 2006, Mahmoud Ahmadinejad, allora Presidente dell’Iran, espresso in una lettera al Papa il desiderio di stabilire nuove relazioni umane e politiche basate sugli “insegnamenti comuni dei due profeti”.
Nel 2010, il Cardinale Jean-Louis Tauran, allora presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, si è recato in Iran e ha promosso un ulteriore scambio di lettere.
Nel 2015, Shahindokht Molaverdi, vicepresidente dell’Iran, ha visitato il Vaticano, ha incontrato Papa Francesco e si è poi recata al Pontificio Consiglio per la Famiglia, che subito dopo ha annunciato la presenza di una delegazione iraniana Incontro Mondiale delle Famiglie a Filadelfia nello stesso anno.
Valori comuni
Nelle relazioni, alcuni valori comuni pesano notevolmente, al punto che nel 2014 l’Università delle Religioni e delle Confessioni di Qom ha promosso una traduzione del Catechismo della Chiesa Cattolica in farsi.
Tra i valori condivisi, assumono particolare rilevanza il ruolo della famiglia e l’impegno comune nel contrastare la diffusione della procreazione assistita e dell’ideologia di genere. Un tema centrale è anche la lotta contro l’estremismo e il fondamentalismo, con particolare riferimento al tema della fratellanza umana.
E, infatti, l’Iran è considerato un ponte verso l’islam sciita. Il Grande Ayatollah al-Sistani, che Papa Francesco ha incontrato in Iraq nel marzo 2021, è nato in Iran e rimane una delle più grandi autorità islamiche.
La posizione della Santa Sede
Questa lunga storia di dialogo suggerisce anche che la Santa Sede probabilmente non prenderà una posizione netta sugli eventi in Iran. Gli sforzi diplomatici sono invece concentrati sul mantenimento delle relazioni con le autorità locali, incoraggiando transizioni pacifiche verso un ambiente più rispettoso dei diritti umani, senza promuovere alcuna sovversione.
Per la Santa Sede, l’Iran è un attore cruciale nel Medio Oriente, e questo peserà sulle relazioni con il Paese.
Articolo tradotto, qui il testo originale in inglese.

