Cosa resta del viaggio di Leone XIV in Spagna? E in che modo questo viaggio sarà decisivo per il prossimo viaggio in Francia?

A due mesi dall’importante passaggio di Leone XIV in Spagna, e mentre si prepara un’altra tappa nel cuore dell’Europa, si deve capire qual è il messaggio che il Papa vuole lanciare al Vecchio Continente, e in che modo. Ed è naturale, dunque, guardare indietro al viaggio in Spagna.

I viaggi in Spagna e Francia sono concettualmente simili. Entrambe sono nazioni di solida tradizione cristiana. Entrambe vengono raccontate come nazioni fortemente secolarizzate e l’indirizzo politico adottato dai loro attuali governi lo dimostra, in qualche modo. Entrambe sono nazioni del Vecchio continente, con una storia solida e una costruzione nazionale. Entrambe sono state potenze coloniali, e responsabili i portare il cattolicesimo nel mondo – la Spagna con le grandi missioni in America di quelli che poi furono chiamati conquistadores, la Francia con il sistema dei protettorati in Asia che ha determinato un modello fino allo scorso secolo.

Entrambe le nazioni sono considerate fortemente secolarizzate. Ma le cifre raccontano qualcosa di diverso. Leone XIV a Madrid ha radunato 1 milione e 200 mila persone a Cibeles, e il trasporto con cui è stata seguita l’inaugurazione della Torre di Gesù della Sagrada Familia è stato senza pari. In Francia, il Papa si trova in una situazione religiosa che la stessa Chiesa cattolica sta cercando di comprendere, al punto che è stato convocato un Concilio regionale della regione dell’Île de France: si tratta del fenomeno dei battesimi di adulti, in crescita costante negli ultimi anni, che ha raggiunto un picco di poco più di 21 mila battesimi nella notte di Pasqua di quest’anno.

Ecco, allora, che c’è una linea rossa che collega il viaggio del Papa in Spagna a quello del Papa in Francia.

E vale la pena ripercorrere i due grandi discorsi diplomatici di Leone XIV a Madrid: il discorso pronunciato il 6 giugno di fronte alle autorità diplomatiche e alla società civile, e il secondo, lo storico discorso alle Cortes, ovvero alle Camere riunite, tenutosi l’8 giugno.

I due discorsi sono diversi per destinatari, ma simili per modello. E il modello è prima di tutto quello di guardare alla radici, al cattolicesimo che ha permeato la cultura spagnola, e soprattutto ha dato vita alla società civile.

Di fronte al corpo diplomatico, Leone XIV ha posto come esempi San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila, di fronte al Parlamento ha guardato alla Scuola di Salamanca, i domenicani che fondarono i diritti umani con le loro riflessioni sulle relazioni con gli abitanti del nuovo mondo.

Perché c’è un mondo spirituale, religioso, dietro la società spagnola, come c’è un lavoro religioso dietro la società francese. E non a caso Giovanni Paolo II, a Parigi nel 1997 per la Giornata Mondiale della Gioventù, notò che nel concetto di fraternité del motto rivoluzionario liberté, egalité, fraternité, c’era una idea cristiana.

Di fronte al corpo diplomatico accreditato in Spagna, Leone XIV aveva deciso di non dare un taglio prettamente politico al discorso. Ma c’era, nel discorso, la richiesta alla Spagna di mantenere la vocazione europea di pluralismo e dialogo che era stato parte della storia.

La pace era il tema presente sia nel discorso al corpo diplomatico di Spagna che in quello alle Cortes. Nel primo discorso, Leone XIV aveva chiesto di aprirsi al messaggio della pace, senza pre-condizionamenti, aprendosi alla verità che “è sempre più grande di noi” e ci stupisce.

Nel Parlamento spagnolo, Leone XIV era andato oltre, notando la crisi spirituale e culturale del mondo che portava la pace, ad essere una esigenza morale. Il Papa chiedeva un discorso pubblico “che rispetti chi la pensa diversamente”, “una memoria storica che cerchi la verità e la riconciliazione” e “una vita sociale capace di sostenere l’amicizia civile e il rispetto reciproco nel mezzo delle divergenze”.

Leone XIV aveva anche notato che la pace, richiede “coraggio diplomatico, responsabilità etica” ed una visione basata sul rispetto dell’identità di ogni popolo e sull’obbligo degli Stati di risolvere le loro controversie attraverso le vie pacifiche offerte dal diritto internazionale”.

Di fronte alle Cortes, però, Leone XIV aveva anche sottolineato l’importanza della vita, dal concepimento fino alla morte naturale, aveva difeso il concetto di familia, e persino il segreto della confessione sempre più sotto attacco. E c’è da scommettere che sono tutti temi che torneranno nei discorsi in Francia, dove il 15 luglio è passata una legge sull’eutanasia fortemente contestata dal mondo cattolico e non solo, che apre al suicidio assistito senza nemmeno considerare la possibilità di obiezione di coscienza per i farmacisti.

Ed è su questi temi che i viaggi in Francia e in Spagna sono costretti. Di fronte ad un ordine mondiale costruito senza Dio, con le società sempre più secolarizzate, c’è invece un bisogno di fede, certificato dai fedeli, e una tradizione di fede, che resta nonostante la secolarizzazione. E Leone XIV considera questi posti come la periferia della fede, i luoghi in cui la fede viene messa ai margini.

Ma il Papa non concepisce la diplomazia senza veritàlo spiegò nel suo primo discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede dopo l’elezione – e questa Verità non può che nascere dalla fede.

È il messaggio che il Papa ha portato in Spagna, fino all’incontro con il dramma dei migranti alle Canarie, e che convoglierà anche a Parigi. Ci sarà un discorso all’UNESCO, dove il Papa potrà anche affrontare il dramma degli attacchi al patrimonio culturale religioso, e anche l’idea di “genocidio culturale” diffuso in alcune regioni, come l’Armenia. Ma il Papa parlerà ai giovani, dirà una Messa allo Stade de France, arriverà a Lourdes per incontrare la Conferenza Episcopale Francese, e infine a Metz, per la giornata europea.

E il discorso a Metz sarà cruciale per comprendere qual è l’Europa cui guarda Leone XIV. L’eredità del viaggio in Spagna è cruciale, in questo senso, e servirà a comprendere anche il discorso di Metz, quando Leone XIV omaggerà il venerabile Robert Schuman, padre fondatore dell’Unione Europea.

Oggi molti si vogliono appropriare del pensiero e delle idee della Chiesa. La Santa Sede sta invece  cercando di riportare la barra sui temi diplomatici che hanno caratterizzato il secondo dopoguerra in Europa, e che hanno portato ad un’epoca di relativa pace. Andare in Francia e Spagna, alla fine, significa anche un ritorno alle origini del pensiero. E ce n’è bisogno.