Da anni la diplomazia della Santa Sede si concentra sui temi dell’intelligenza artificiale a più livelli, già prevedendo ciò che sarebbe stato. Perché, nel momento in cui il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace mette in guardia dalla realtà aumentata dei soldati con chip, o quando la Pontificia Accademia per la Vita comincia a parlare di transumanesimo, il machine learning non era ancora stato sviluppato come viene sviluppato adesso. Insomma, il pensiero era che comunque la tecnologia stesse deumanizzando l’essere umano, ma l’essere umano rimaneva lì, come qualcosa che poteva essere “sviluppato” da mani umane, ma che non cambiava nella sua auto-percezione.

Eppure, il percorso della Santa Sede andava proprio a guardare lì, secondo i principi di una dottrina sociale in cui tutto si tiene. Guardava al momento della de-umanizzazione quando sviluppava la sua critica contro i LAWS (Lethal Autonomous Weapon Systems), ben prima che i droni fossero massicciamente utilizzati nelle guerre, notando come questi meccanismi staccavano il fatto dalle persone, e che così facendo andava perso il principio di responsabilità personale. Guardava al momento della de-umanizzazione quando i chip cominciavano a sostituire le identità degli esseri umani, che venivano ormai identificati per le loro spese o le loro presenze, ma non per la loro essenza.

Per comprendere la Magnifica Humanitas si deve guardare a tutto questo, si deve comprendere il senso della Dottrina Sociale della Chiesa, si deve comprendere il modo in cui Leone XIV chiede di applicarla. E se l’enciclica sembra più che altro un riassunto – ben fatto, beninteso – dei principi della Dottrina Sociale della Chiesa, c’è molto altro dietro questo riassunto che ha un senso specifico anche per la diplomazia della Santa Sede. Perché è ovvio che la diplomazia pontificia ripartirà da questa enciclica, la svilupperà in concreto, ne porterà le citazioni in tutti i fora internazionali, dove tra l’altro si sta sviluppando anche un interessante dibattito sullo spazio – la missione della Santa Sede a Ginevra ha lanciato un video di riflessioni in occasione della missione Artemis, ad esempio (https://www.acistampa.com/story/34605/diplomazia-pontificia-lurbi-et-orbi-di-pasqua-macron-da-leone-xiv).

E per comprendere la Magnifica Humanitas dal punto di vista diplomatico si deve fare i conti con tre delle richieste che la Santa Sede fa da diversi anni:

Tutte queste premesse sono necessarie per comprendere anche da dove muove il testo di Leone XIV. Perché l’enciclica non è ovviamente un testo che comprende ogni dato dello scibile umano, ma nella Santa Sede niente vive di luce propria, e tutto riposa in una storia che dura da due millenni.

Fatte queste premesse, dunque, quali sono i punti di interesse diplomatico dell’enciclica? Prima di tutto le tre linee guida proposte per il mondo di oggi (punto 32): che la legge prenda la precedenza sugli interessi; essere consapevoli che le disparità economiche sono terreno fertile per tensione e violenza; la necessità di un network di associazioni capace di mediare tra gli individui e lo Stato.

Non solo. Al punto 56, Leone XIV nota che la protezione dei diritti umani è stata esposta al pericolo di una loro dichiarazione puramente formale, mentre con il progresso tecnologico si continuano le violazioni della dignità umana in modo aperto o non aperto. E poi, un tema classico della diplomazia pontificia: il fatto che i diritti umani non siano più considerati universali. Qui il riferimento è al dibattito sui diritti umani cosiddetti di terza e quarta generazione, che non hanno un fondamento universale ma culturale e che dunque non riguardano la dignità inerente dell’essere umano come concepita dalla Chiesa cattolica.

I diritti umani hanno dunque un ruolo centrale, e servono anche per riportare al centro del dibattito la persona umana, con la sua dignità inerente che deriva direttamente da Dio. È una dichiarazione di intenti, da cui la Santa Sede non si è mai distaccata.

Allora, quale è il punto dell’intelligenza artificiale? Nel 2023, la Santa Sede propose una autorità mondiale con competenze universali per l’intelligenza artificiale (https://www.acistampa.com/story/23386/diplomazia-pontificia-una-organizzazione-internazionale-per-lintelligenza-artificiale), proposta che fu poi reiterata dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice (https://www.acistampa.com/story/25374/lintelligenza-artificiale-regolata-da-una-autorita-mondiale).

Oggi, la Santa Sede ha messo in piedi l’impegno della Rome Call for AI Ethics, diventato da patto con le big tech a patto con le religioni, che porta tutto il suo peso diplomatico con i suoi principi etici sull’Intelligenza artificiale (https://www.acistampa.com/story/25673/la-chiesa-in-asia-il-giappone-allavanguardia). Al punto 104, Leone XIV nota che l’Intelligenza Artificiale “non può considerarsi tecnicamente neutrale”, perché ogni mezzo tecnico accorpa scelte e priorità sulla base di quanto misura, ignora e ottimizza, e di come classifica persone e situazioni”.

La problematica è grande. In un mondo in cui la colonizzazione è quella dei dati e non più delle persone, in cui pochi hanno potere su molti (gli oligarchi della tecnologia possono spegnere in ogni momento un satellite, lasciando Paesi intere senza difese) va considerata proprio la cornice morale dei potenti della terra.

Al punto 109, Leone XIV spiega perché la dottrina sociale della Chiesa, con i suoi principi, abbia una sua ragione di esistere e di essere presente nel mondo.

Scrive il Papa: “In un mondo in cui pochi soggetti concentrano dati, capitale computazionale e capacità normativa, parlare di bene comune significa smascherare questa nuova asimmetria epistemica, economica e politica, nominando i nuovi monopoli dell’IA. Parlare di destinazione universale dei beni significa individuare modi per garantire l’accesso universale alle tecnologie e alla formazione. Parlare di sussidiarietà richiede di tutelare la capacità delle comunità di scegliere e correggere, senza relegare il loro intervento a una mera vigilanza dopo che gli standard sono stati scritti altrove. Parlare di solidarietà obbliga a riconoscere il lavoro invisibile, spesso sfruttato, che alimenta i modelli algoritmici. Parlare di giustizia impone di interrogare le geografie del potere che definiscono chi può addestrare i modelli e chi è solo oggetto di addestramento, e riconoscere che la giustizia sociale non è solo un obiettivo da tutelare dopo l’adozione delle tecnologie, ma una condizione previa da praticare nel loro stesso disegno”.


Insomma, il problema non è la tecnologia, ma il suo uso. E in effetti, c’era stata anche un’iniziativa della Santa Sede perché non si concedessero brevetti ad invenzioni potenzialmente letali, sulla base dell’accordo TRIP (https://www.mondayvatican.com/holy-see/arms-trade-treaty-negotiations-failed-and-the-integral-disarmament-seems-to-be-so-far-away). Ci potrebbe essere qualche iniziativa del genere per quanto riguarda gli apparati di intelligenza artificiale usati per scopi bellici?

Leone XIV lo mette in luce al punto 194, denunciando la “rinnovata attenzione” per gli arsenali militari, lamentando il cambiamento di approccio rispetto ai trattati al disarmo del passato, chiedendo di ratificare il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari del 2021, alla cui approvazione la Santa Sede aveva eccezionalmente partecipato come Paese votante alle Nazioni Unite (https://www.acistampa.com/story/6928/santa-sede-allonu-una-diplomazia-pastorale-e-spirituale-6928).

E no, dice Leone XIV, “il giudizio morale non è riducibile a un calcolo: esso implica coscienza, responsabilità”. Ci vogliono principi etici precisi, che vanno dalla responsabilità personale, alla necessità di mettere da parte velocità ed efficacia quando si devono fare valutazioni morali, fino a chiedere che gli attacchi permettano di vedere il volto dell’altro, in modo da depotenziare gli attacchi.

Tutto questo già c’è nei discorsi della diplomazia pontificia degli ultimi dieci anni. Leone XIV chiede anche di ripristinare il multilateralismo, con un dialogo che deve superare “le comunicazioni impulsive, le retoriche aggressive e le logiche di potenza che segnano il nostro tempo”, e poi volge lo sguardo al cyberspazio e agli attacchi cyber che creano un nuovo tipo di guerra, che richiede alla diplomazia la capacità di operare in questo nuovo ambiente.

La Santa Sede, alla fine, vuole un multilaterale che funzioni, diritti umani rispettati, e una ricerca costante di evitare la guerra, considerando anche l’educazione dei bambini e la possibilità per le famiglie di vivere con dignità. Sono i temi classici della diplomazia pontificia, che la Magnifica Humanitas reitera. Non è un mondo nuovo. È un’applicazione del mondo cristiano, di quella che Giovanni Paolo II chiamava “la civiltà dell’amore”.