Non è un mistero che Leone XIV è stato invitato a tenere un discorso al Parlamento europeo a Strasburgo. Leone XIV è incline ad accettare l’invito e il viaggio potrebbe svolgersi il prossimo autunno. Ma quale potrebbe essere il messaggio del Papa proveniente dall’America all’Europa? Quali temi affronterà?

Ad un anno dal pontificato, mentre si attende un’enciclica sui temi della pace e della dottrina sociale in pubblicazione presto (il titolo dovrebbe essere Magnifica Humanitas), si può cominciare a delineare il pensiero di Leone XIV riguardo al ruolo dei cristiani impegnati in società. In particolare, il discorso che il Papa ha tenuto di fronte ai membri del Partito Popolare Europeo lo scorso 25 aprile dà molte indicazioni,

Le linee di pensiero di Leone XIV

Il discorso di Leone XIV si snodava su tre direttive fondamentali: l’ispirazione cristiana come guida di tutta l’azione politica; l’aderenza alla verità e alla legge naturale; l’ideale di una politica realista e popolare, ma non populista.

Il tema dell’ispirazione cristiana è comunque il filo rosso di tutto il discorso. Leone XIV menziona subito i padri fondatori dell’Europa – Adenauer, De Gasperi, e Schuman, del quale è in corso il processo di beatificazione – e ricorda che anche il Partito Popolare Europeo trae ispirazione da questi giganti. Inoltre, il Papa ricorda che il gruppo del PPE riconosce l’eredità cristiana dell’Europa, e ne rimarca l’orizzonte ideale su cui è nato, ovvero quello – per dirlo con le parole di Schuman – di “rendere una guerra impossibile”.

Il tema dell’aderenza alla verità è il secondo filo rosso. Leone XIV lo affronta partendo da uno degli assiomi di Evangelii Gaudium di Papa Francesco, ovvero che “l’unità è superiore al conflitto”, e lo fa per dire ai parlamentari europei di rimanere fermi nei loro ideali. Anzi, il Papa sottolinea che si deve avere “uno sguardo ampio sul futuro, senza il timore, quando necessario per il bene comune, di compiere scelte difficili e anche impopolari”.

Leone XIV mette in guardia anche contro la possibilità di “esaltare un’ideologia”, ma chiede di perseguire un ideale che metta la persona umana al centro.

Ed è qui che entra in gioco la terza direttiva: quella di essere un partito “popolare”, quindi rivolto a un popolo che deve essere “compartecipe di ogni azione politica”, perché una politica “popolare richiede tempo, condivisione di progetti e amore alla verità”.

Leone XIV chiede dunque di ricreare un tessuto di popolo, che è poi il principio del realismo cristiano, che secondo il Papa è “il vero antidoto ad una politica spesso urlata, fatta solo di slogan, incapace di rispondere i bisogni reali delle persone”.

Il ruolo dei cristiani in politica

Per Leone XIV, queste tre direttive si sintetizzano in tre caratteristiche del cristiano impegnato in politica.

La prima è guardare al Vangelo, senza però essere confessionali.

La seconda è di avere uno sguardo realistico, cercando anche di vincere la paura di costituire una famiglia e avere figli, affrontare le cause profonde della migrazione e prendersi cura di chi soffre senza però mettere da parte le capacità delle istituzioni di far fronte ai fenomeni, tenendo anche in particolare considerazione le nuove sfide della cura del creato e dell’intelligenza artificiale.  

La terza caratteristica è che essere cristiani impegnati in politica significa investire in una libertà “ancorata nella verità, che tuteli la libertà religiosa, di pensiero e di coscienza in ogni luogo e condizione umana”.

Il background del discorso del Papa

Dietro il discorso del Papa c’è, prima di tutto, una constatazione: i cristiani impegnati in politica rischiano di dividersi e di perdere di vista l’obiettivo comune. Su alcuni temi etici viene concessa libertà di coscienza, senza fornire una direttiva chiara su cosa votare e perché.

Nel frattempo, in Europa si è diffusa sempre di più la “cultura della morte”, per usare un’espressione cara a Giovanni Paolo II. La Francia ha inserito nella Costituzione un passaggio che dice che “la legge determina le condizioni nelle quali si esercita la libertà garantita alla donna di ricorrere all’aborto”. Non si parla di diritto all’aborto, come era stato votato dall’Assemblea alla fine del 2022, ma si è trovata una formula intermedia riguardo alla formulazione licenziata al Senato, che invece parlava di una libertà di abortire.

Nel 2021, era stato presentato nel Parlamento Europeo il cosiddetto “Rapporto Matic” che descriveva l’aborto come un diritto umano, e ora è in corso l’iniziativa “My Voice, My Choice”, che punta alla liberalizzazione dei servizi dell’aborto in tutta Europa. Una iniziativa accolta con preoccupazione dalla Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE), che però ha valutato positivamente  “la decisione della Commissione Europea di non presentare al Parlamento Europeo e al Consiglio una proposta di atto giuridico che istituisca un nuovo programma di finanziamento, come richiesto dall’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) My voice my choice e sostenuto dal Parlamento. Tale decisione riconosce la necessità di rispettare i limiti delle competenze dell’Unione europea e di sostenere il principio di sussidiarietà”.

C’è poi il tema della famiglia, e dell’inverno demografico che portò Papa Francesco a descrivere l’Europa come nonna. Su questi temi, Leone XIV potrebbe dare una linea il prossimo 25 maggio, quando incontrerà l’intergruppo sulla demografia del Parlamento Europeo.

Il rischio che su questi temi ci sia disunione è alto, se non altro perché, per ragioni di opportunità, i politici spesso non assumono una posizione ferma. Ma ci sono poi gli altri grandi temi europei, da quello delle migrazioni a quello dei populismi, che non riguarda solo l’ondata populista, bensì piuttosto un atteggiamento di fondo. Perché si sa che le elezioni si vincono se si assumono posizioni populiste, e il Papa mette in guardia i cristiani che agiscono in politica dal farlo, a mantenere, invece, una loro linea unitaria.

È stato notato da vari osservatori che Leone XIV non ha parlato di principi non negoziabili, come invece aveva fatto Benedetto XVI incontrando i membri del Partito Popolare Europeo nel 2006.

Leone XIV non sembra essere un Papa che si sofferma su piccole questioni pratiche, su quella che si potrebbe definire “casistica”. Al contrario, Leone XIV si concentra sui grandi principi. Forse non è più il momento di usare l’espressione “principi non negoziabili”, ma questi principi sono sempre presenti nell’insegnamento del Papa. Non ci sono deviazioni dalla verità. C’è dialogo, c’è comprensione, ma non ci sono deviazioni.

E il tema della verità era presente sia nel discorso al Partito Popolare Europeo del 25 aprile, che nel primo discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede il 16 maggio 2025, nonché in altri vari interventi del Papa nel corso di quest’anno di pontificato.

L’impegno per la pace

Un capitolo a parte merita il tema della pace in Europa. La guerra in Ucraina, provocata dall’aggressione russa, ha scosso l’ordine europeo e, ovviamente, tutti gli sforzi dell’Unione sono stati di solidarietà per l’Ucraina aggredita e di sanzioni contro la Russia che aggredisce. Il piano di riarmo dell’Europa è visto come una necessità difensiva, se non altro in un momento in cui l’ordine internazionale sembra impazzito, e dunque l’Europa stessa rischia di ritrovarsi senza ombrelli difensivi e senza nemmeno la possibilità di difendere la propria integrità territoriale.

Ovviamente, la Santa Sede non può apprezzare un piano di riarmo. Può valutare una guerra come male necessario – c’è tutta la dottrina della guerra giusta, tra l’altro resa più complicata da quando Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli Tutti, ha di fatto dichiarato impossibile definire alcuna guerra come giusta – ma deve sempre puntare alla pace, al disarmo integrale come grande utopia da realizzare, ad un necessario dialogo tra i popoli.

Quando il Papa parlerà al Parlamento europeo, dunque, la questione della pace sarà delineata attraverso il prisma della Dottrina sociale della Chiesa. E non dovrà sorprendere se il Papa chiederà al Parlamento europeo di coinvolgere anche la Russia nei dialoghi di pace, pur considerando la natura specifica dell’aggressione, e anzi senza concedere sconti alla Russia sulla responsabilità della guerra.

Cosa dirà il Papa a Strasburgo?

La visita di Leone XIV a Strasburgo, comunque, non porterà con sé soltanto questi temi, ma anche quelli della nuova enciclica del Papa, che dovrebbe uscire nelle prossime due settimane. La Magnifica Humanitas, questo dovrebbe essere il titolo dell’enciclica, avrà l’approccio del Papa. Leone XIV non dice ai politici come comportarsi o cosa fare. Non assume una posizione politica, come ha chiarito bene. Piuttosto, chiede a tutti i cattolici impegnati in politica di agire con responsabilità, rimanendo ancorati ai valori cristiani.

Ovvio che il Papa non avrà di fronte una platea di soli cattolici, o di soli componenti del Partito Popolare Europeo con tutto il loro bagaglio di radici cristiane. Ma il suo sarà un appello più ampio, profondo, di un ritorno alle origini dell’Europa unita. Magari con uno sguardo all’amato Agostino, alla costruzione della città di Dio che spesso torna nei discorsi diplomatici di Leone XIV (anche in quelli recenti del viaggio in Africa) e che sarà davvero, probabilmente, la linea guida di questo pontificato.